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La salute scotta

Lo stress costa alle aziende svizzere oltre 5,5 miliardi di franchi l’anno in termini di riduzione della produttività. Più di un terzo dei lavoratori si sente sotto pressione. Se ne è parlato al recente convegno organizzato dall’Associazione dei Quadri Dirigenti (ASQ) a Zurigo.

Il tema è di quelli caldi: fino a pochi anni fa relegato nell’ombra, è oggi tra gli argomenti più discussi nell’ambito delle politiche aziendali. Non poteva dunque mancare all’appello dei soggetti approfonditi dagli appuntamenti regolarmente proposti dall’Associazione dei Quadri Svizzeri (ASQ) a Zurigo. I rapidi cambiamenti introdotti nei modelli di lavoro dalla digitalizzazione all’insegna di una crescente flessibilità, ma anche l’incremento della pressione per mantenersi competitivi in uno scenario economico sempre più concorrenziale, hanno accentuato lo squilibrio tra le esigenze cui sono sottoposti i lavoratori e le risorse a loro disposizione (competenze, tempo, strumenti, ...). Più il sovraccarico aumenta e si prolunga nel tempo, maggiore è il pericolo che incida sulla salute dei dipendenti: uno stress fisico, intellettuale, emotivo e sociale che finisce per compromettere il rendimento, sfociando in casi sempre più frequenti di burnout.

Protagonisti dell’ASQ-LeaderCircle di fine maggio sono stati Rita Ziegler, direttrice per otto anni dell’Ospedale universitario di Zurigo con 900 letti e oltre 8.500 collaboratori, Thomas Ihde-Scholl, primario di psichiatria degli Ospedali di Frutigen, Meiringen e Interlaken, nonché autore di diverse pubblicazioni in materia, Thomas Mattig, direttore di Promozione Salute Svizzera, e Daniel Obrist, membro della direzione di Kuhn Rikon, prima Pmi di Zurigo ad aver ricevuto il “Friendly Workplace Label”. Questo riconoscimento, conferito da Promozione Salute Svizzera alle aziende che si impegnano sistematicamente a favore di condizioni di lavoro ottimali per i propri collaboratori, si sta rapidamente diffondendo, testimoniando la crescente sensibilità dei dirigenti verso la problematica, perché se sono i primi a soffrirne - sia personalmente (uno su cinque è afflitto da problemi di salute legati al lavoro), sia in termini di risultati conseguiti dalle loro imprese -, sono anche i primi a poter incoraggiare un’evoluzione nelle dinamiche del mondo professionale.

La gestione della salute in azienda non è quindi una moda effimera, ma un requisito essenziale per garantire un ambiente di lavoro positivo, produttivo e stimolante. Più del numero di ore sono le condizioni di lavoro a contare: per ottimizzarle bisogna investire, a partire dalle misure pratiche - l’ergonomia della postazione, la possibilità di muoversi durante il turno - per arrivare a costruire una cultura d’impresa che elegga la promozione e la tutela della salute a proprio caposaldo. La tanto acclamata innovazione può sicuramente aiutare, ma da sola non basta, anzi, a volte invade la vita privata senza portare in cambio i benefici attesi. Ciò che invece più conta è sentirsi riconosciuti nel proprio ruolo, essere trattati con equità e valorizzati per il contributo offerto, poter contare su prospettive di carriera e sviluppo professionale. Fattori che rappresentano altrettanti incentivi alla lealtà e all’impegno dei collaboratori che, oggi sempre meno presenti fisicamente in sede, andrebbero coinvolti negli obiettivi aziendali puntando sulla responsabilizzazione e sulla condivisione dei valori dell’impresa. In quest’ottica, è determinante curare la qualità delle relazioni interpersonali. Le risorse umane rappresentano il tessuto connettivo di ogni impresa: saperne ascoltare i bisogni e intercettare eventuali malesseri, costituisce uno strumento imprescindibile per costruire strategie di sviluppo efficaci.

Davide Tami Ticino Management - Luglio/Agosto 2016